
Credevamo di aver fatto nostro lo spazio delimitato dall’esperienza sensoriale e dalla fisica fino a quando la tecnologia non ha cominciato a proporre paradossi dimensionali come “le immagini in 3D su uno schermo piatto”.
Senza spingersi ad asserire l’esistenza di una quarta dimensione, è suggestivo pensare che ci sia qualcosa oltre le volumetrie concave e convesse che costituiscono il mondo che ricade sotto l’esperienza superficiale delle nostre esistenze.
Questo “qualcosa” è più modestamente la “Terza dimensione e mezzo”.
E’ la dimensione ipotetica dell’ “e se…”: assolutamente impossibile da rappresentare tramite la geometria euclidea, eppure percepibile, se non nelle cose di ogni giorno, in casi di natura eccezionale che ben si adattano alla redazione di racconti.
“E se…” uno scrittore fosse in grado di modificare il corso degli eventi semplicemente descrivendone un’evoluzione alternativa, ma fosse costretto a pagare i suoi debiti nella sola realtà possibile?
“E se…” i bambini sapessero più di quanto siamo disposti ad ammettere?
“E se…” un normale volo di linea scomparisse nel nulla per ricomparire come se nulla fosse prendendo tutti alla sprovvista?
Ipotesi palesemente improbabili, da accettare, rifiutare o confutare, magari formulandone di diverse, per sconfinare nella mezza dimensione in più che ciascuno di noi è in grado di esplorare con la propria immaginazione.
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