Versi seri e semiseri

Trovo curioso che l’introduzione a un’opera debba essere più lunga dell’opera stessa.
Eppure, è proprio quello che accadrà con questo libro, perché le liriche di Michele sono delle fucilate, dei concentrati di ironia che dovrebbero essere venduti in farmacia.
[…] non c’è nulla di più noir dell’umorismo!
L’ho sperimentato in prima persona quando, da amante dei thriller, ho voluto accostare il giallo allo humor, scrivendo romanzi polizieschi con un sottofondo comico.
Intanto ho capito che è più difficile far ridere che fare paura.
Ma poi ho visto che il modo più efficace di azzannare la realtà e di squartarla davanti agli occhi del lettore per mostrargli le viscere della verità è quello di farlo ridere.
La satira politica insegna tutto questo. E sarebbe facile scomodare grandi come Trilussa. Vado a pescare allora la letteratura tedesca, dove in alcuni autori esiste proprio l’ironia intesa come “Zerstörung der Wirklichkeit”, la distruzione della realtà. Non è solo il colpo di scena finale,
il ribaltamento delle aspettative, l’amaro in bocca del finale di un film francese. Ogni opera è l’autopsia delle nostre certezze!

Se Michele non avesse trovato sfogo nella poesia, probabilmente sarebbe stato un ottimo serial killer. L’ho capito dalla morbosa ricerca della perfezione. Lui non tira fuori le parole a caso. Lui le mobbizza. Le mette
all’angolo e stronca quelle che non raggiungono il suo ideale di metafisica bellezza.
E che dire della sua patologica attenzione alla metrica? Si districa, o dovrei dire, si “distica”, fra assonanze, accenti e sonetti, senza mai sdrucciolare. Forse perché è in possesso di regolare licenza poetica.
Io credo che persino il suo cuore batta sincopato in versi. Sicuramente degli ottonari!
E prima ancora è un osservatore maniacale della verità. È l’investigatore che si apposta all’angolo delle nostre sicurezze e scatta le foto. E non lo fa in maniera asettica, consegnandoti le istantanee del tradimento della tua
illusoria realtà, come una casalinga, che scopre il segreto del marito fedifrago. Quando ti confeziona la verità, l’ha già vivisezionata, forse persino facendoti capire che, in fondo in fondo, la colpa di tutto è tua!
(Dalla prefazione di Giovanni Maria Pedrani)

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