
Nasce a Livorno nel 1964. Figlio del Baby boom, conserva dell’ottimismo di quegli anni quello spirito poietico, più che poetico, che legge nell’individuo l’artefice operoso di sé stesso. Primo di 4 figli, cresce nella provincia lombarda, dove matura le sue esperienze formative fatte di zuffe con i tre fratelli e di studi erratici alla ricerca della continuità tra percorso interiore ed educazione formale. Appassionato del meccanismo delle cose si iscrive in un istituto tecnico professionale dove apprende che ad appassionarlo non è tanto il funzionamento delle cose ma piuttosto il processo mentale del lume di genio che le ha inventate. Sterzando così verso le scienze umane frequenta un Istituto Magistrale dove, con poco sforzo, guadagna la stima dei docenti e l’incrollabile certezza che l’infanzia non sarà mai il suo mestiere.
- Menzione d’Onore ad Avellino
- Menzione della Giuria a Rimini
- Il Natale in Versi: 28 Filastrocche da Scoprire
- Terzo premio a Este
- Quello con L’iPad
- Terzo premio a Sorrento
- Primo premio a Rimini
- Penombre
- Versi seri e semiseri
- Buon Natablet
- Terza dimensione e mezzo
Si iscrive a Lingue con fortune alterne e frequenza alternata. L’incontro, fondamentale, è con il pioniere dell’informatica linguistica, Padre Roberto Busa dal quale apprende a conciliare l’amore per le lettere e la passione per la tecnologia. Da quel momento matura la convizionzione che l’informatica sia una scienza umanistica più che disciplina tecnica e trasforma la sua passione in professione: prima programmatore presso importanti multinazionali, poi project manager in ambito web presso prestigiose case editrici. Nonostante tutto riesce il più delle volte a recarsi al lavoro con animo sereno.
Android alla mano trasforma il pendolarismo in eperienza creativa leggendo, molto, e scrivendo per diletto poesie per bambini e racconti brevi (quello lungo ancora nel cassetto). Coltiva la passione per le auto d’epoca e per le nuove tecnologie.
E’ sposato con Marina, donna saggia capace di temperata accoglienza.
La sua narrativa è lieve e intrigante: è facile immedesimarsi negli ambienti, nei dialoghi, entrare come spettatori nella trama, quasi a origliare o spiare i personaggi. C’è un verismo che ispira familiarità almeno fino alla virata nella dimensione del paradosso, alternativa “difficilmente possibile” al reale e, in anni così problematici, estrema deriva dell’ottimismo.