L’orco di Hegestone Mansion

Per l’antologia di racconti “Storie, aneddoti e curiosità di HEGESTONE MANSION”, comparsa come eBook gratuito su La Soglia Oscura, era richiesto un racconto che descrivesse una storia in cui la protagonista era un’immaginaria dimora signorile. Il racconto doveva essere composto da 1.000 parole.
Nella mia interpretazione, la vicenda ha luogo in autunno inoltrato in una località turistica nei pressi del canale di Bristol; Toponimi e ambientazione sono ricavati da località realmente esistenti. Quanto al numero di parole, ebbene, come vedrete se avrete voglia di leggere il racconto, ho superato abbondantemente il limite imposto, ma il racconto è entrato comunque in antologia..

L’orco di Hegestone Mansion (o La Torretta Maledetta)

Di Michele Ottone

«Venite a sedervi con noi, professore!»

Niall Puddlemire scostò una sedia per far posto al nuovo arrivato, la cui espressione sembrava tutt’altro che incline ad accettare l’invito. Ma il banco era affollato di avventori con le loro birre e non c’erano tavoli liberi. Sfilandosi il cappotto, mosse qualche passo impacciato verso i due operai.

«Ruby! Una birra per il professore!»

«E allora, come va la sua ricerca di un alloggio? Trovato niente?»

Barnaby Snodgrass raccolse dalla sedia il giubbotto lacero e ripugnante e lo impiccò all’appendiabiti alle sue spalle. Il professore si sedette ringraziando timidamente e accampando scuse per disimpegnarsi al più presto.

Barnaby era il factotum del quartiere. Uomo di rozzezza e ignoranza sesquipedali, sembrava un profugo di qualche guerra genocida. Ostinatamente raffazzonato, era irsuto in posti inconcepibili alla mente umana, ma era buono come il pane e se la gente lo evitava era solo per l’afrore che emanava, dovuto in parti uguali allo zelo che profondeva nel lavoro e all’avversione per le pratiche igieniche.

«Praticamente niente, se si eccettuano camerette in affitto o immobili a prezzi stratosferici. Sono un po’ scoraggiato.»

«Deve avere pazienza, qui è così. Chi ha una casa decente la tiene da affittare per le vacanze, come la vecchia Dorothy Gripe, che con quel paio di mesi fa la signora per il resto dell’anno.»

«Forse dovrebbe provare fuori città» suggerì Barnaby Snodgrass ispezionando con curiosità del materiale rinvenuto nella narice destra.

«Ci ho pensato, ma è pure peggio! In vendita c’è solo quel villino sulla strada per Kewstoke, che è decisamente troppo grande per me e varrà una fortuna.»

«Beh, all’inizio è un sacrificio, poi potreste fare come tutti gli altri: affittare per la stagione estiva…» sentenziò Niall Puddlemire «… aspettate: avete detto sulla strada per Kewstoke? Intendete quella catapecchia vittoriana malmessa, con il cartello “Vendesi” sul cancello?»

Senza attendere la risposta, Niall Puddlemire scambiò uno sguardo carico di significato con Barnaby Snodgrass, che depose la birra e si asciugò le fauci con una manica che avrebbe attaccato il colera a un’intera contea.

«Guardate, professore, secondo me, se vi presentate con venti sterline, quella casa ve la vendono subito, e vi danno anche il resto!»

«Andiamo, non esagerate, è malandata, ma dubito che venga via a così poco.»

Niall Puddlemire assunse un’espressione seria e pensierosa. Lasciò che una bolla di gas risalisse l’esofago e la disperse dalle narici per educazione. «Nessuna esagerazione. Quel cartello dice “Vendesi”. Ma la villa sarebbe ancora lì anche se dicesse “Regalasi”.»

«Crede?» l’attenzione del professore adesso era desta e vigile.

«Quella casa è impestata» argomentò Barnaby Snodgrass attribuendo alla dimora uno stato suo personale che tendeva a estendere a ogni cosa circonvicina. «Infestata, idiota! Ma noi preferiamo dire, “sfortunata”, “sfigata”, “scalognata”. Sgradevole, insomma.».

~~~ (Leggi tutto il racconto) ~~~

Ruby Swill arrivò ancheggiando tra i tavoli con grazia pachidermica e depose tre boccali di birra.

«Bella compagnia, professore. Che cosa vi stanno raccontando questi due?»

«Vuole comprare Egestone Mansion» riassunse Barnaby Snodgrass arraffando un bicchiere.

«No, beh, un momento…» si schermì il professore «era solo un’ipotesi. Ma una casa infestata… no, grazie. A me serve un’abitazione semplice, tranquilla e decorosa.»

«Non state ad ascoltare questi due, sono peggio di due comari, e anche superstiziosi.»

Niall Puddlemire e Barnaby Snodgrass si incolparono l’un l’altro, poi si difesero vicendevolmente, poi si dedicarono al drenaggio delle pinte lasciando campo libero a Ruby Swill.

«Adesso vi racconto io come stanno le cose.» E abbatté il culone su una delle sedie che gemette sotto lo sforzo ingrato.

«Quella che in paese chiamano enfaticamente Egestone Mansion è lì da sempre; almeno da quando il trisnonno del vecchio Egestone installò la Spinning Jenny e costruì la filanda che ha dato il nome a Spinners End; si parla del 1838, dunque di parecchi anni fa. Ve la faccio breve: la filanda è fallita negli anni ’50. Alla morte del vecchio Egestone la casa è passata di mano in mano. Qualcuno l’ha ristrutturata, più o meno. Altri l’hanno lasciata andare in malora, finché sono arrivati questi due americani carinissimi di Pittsburgh, con un bambino e tanta voglia di godersi la Sand Bay e il canale di Bristol. Ma sto divagando.

Gli sposini comprano la casa convinti di farne il loro nido d’amore, ma dopo un po’ viene fuori che la signora in quella casa non ci vuole stare, è piena di spifferi, sente lamenti, gemiti, il bambino non dorme… perciò, siccome adesso va di moda, trasformano la casa in un Bed and Breakfast, ma così, alla buona, eh? Con l’aiuto del nostro Barnaby: una pittata qua, una rattoppata là, in un anno la rendono quasi accettabile. Badi bene, a dispetto del nome pomposo non è che un villino di dieci stanze; grande come casa, ma appena sufficiente a farne un bed and breakfast.

Ma col Bed and Breakfast quei due non ci sanno fare e passata l’estate si rassegnano a vendere.»

«E compare il cartello “Vendesi”.» aggiunse Niall Puddlemire.

«Appunto. Poi a ottobre inoltrato, ecco che due turisti, marito e moglie anche loro, arrivano e vogliono passare la notte a Kewstoke.»

«Era una notte buia e tempestosa…» esordì Barnaby Snodgrass improvvisando un tono inquietante e ricevendo una staffilata con lo straccio che Ruby Swill teneva perennemente sulla spalla.

«Era una sera tremenda, in effetti. Sa quando si alza il vento di ponente incuneandosi nel canale di Bristol? Ecco. Una notte da tregenda, le dico, con il vento che gemeva come una giovenca con le doglie, una pioggia gelida dalla quale non ti potevi riparare, perché veniva in orizzontale e ti colpiva in faccia. Una di quelle notti burrascose con lampi, tuoni, vento…»

«Il professore ha capito che tipo di notte era» osservò Niall Puddlemire, assecondato da un timido segno di assenso del professore.

«Ma gli americani ormai non si aspettavano più che qualcuno si fermasse lì, a breve avrebbero sgomberato; tra l’altro una parte della casa era ancora inagibile.»

Ruby prese un po’ di fiato e un po’ di birra dal boccale di Niall Puddlemire.

«Insomma: com’è, come non è, alla fine cedono alle insistenze, liberano la camera migliore (che è la loro camera da letto) e li sistemano lì per la notte. I due turisti nemmeno mangiano; restano un po’ in salotto a giocare a carte con i padroni di casa e poi filano a letto. E qui arriva l’atto secondo.»

Per l’atto secondo si dovette aspettare che Ruby Swill, richiamata ai propri doveri, servisse quattro tavoli in arretrato, nel frattempo Niall Puddlemire e Barnaby Snodgrass arricchirono la narrazione con diversi particolari inquietanti su Egestone Mansion. Finito il giro dei tavoli, il poderoso podice di Ruby Swill fu di nuovo sulla sedia.

«Il silenzio era totale. A parte il mugghiare del vento, lo scroscio della pioggia, i tuoni, i fulmini e tutte quelle robe lì; ma insomma, nel silenzio più totale, mentre gli sposini cercano di addormentarsi, si sente suonare un carillon, non si sa dove. Una nenia malinconica e agghiacciante. Lo sposino nemmeno se ne accorge, perché oltre che con le carte ha giocato un bel po’ anche con una bottiglia di whisky, ma tralasciamo. La sposina si mette a sedere sul letto, con tutti i peli del corpo (non che ne avesse, era proprio deliziosa) dritti e vibranti e mentre è lì a rabbrividire, attacca la voce.»

«Quale voce?» chiese il professore schiarendosi la gola un po’ a disagio.

«Una voce di bambino. All’inizio un po’ confusa, poi chiara e limpida:

  • Mammina… Mammina… qui è buio!

E la sente anche lo sposino e tutti e due sono seduti nel letto a capire chi dei due è più pallido e se è colpa del whisky o cosa.

  • Mammina… vieni, ti prego!

E poi inizia a piagnucolare.

  • Mammina… ho tanta paura!

I due sono pietrificati come paracarri, ma al successivo “Mammina”, lo sposino scende tutto tremante dal letto e si arma di una gruccia, un appendino, un ometto, come lo chiama, lei, professore?»

Il professore lo chiamava stampella.

«Sicché esce armato di stampella dalla camera e non sa dove sono gli interruttori. Sbuca sul corridoio al buio e invece di andare verso il bagno, cioè verso la parte abitata della casa, svolta a sinistra verso la torretta e apre una porta a caso; intanto la voce continua “Mammina… mammina…”.

Come apre la porta, lo assale un tanfo, un odore di fogna, di morte, di capra in putrefazione; non resiste e sta per andarsene quando improvvisamente un lampo illumina la cosa più inumana, più raccapricciante e sgomentevole che un cristiano abbia mai visto.»

«Dai, Ruby, adesso sei tu che esageri.» cercò di minimizzare Niall Puddlemire.

«Ve lo giuro. Mi si accappona la pelle solo a parlarvene: un essere a metà tra l’orso, il cinghiale, la scimmia e un netturbino, che barcolla facendo tremare il pavimento, armato di un fucile, una balestra, nessuno lo sa…

Lo sposino urla con quanto fiato ha in gola, indietreggia nel buio e sbatte contro la sposina che nel frattempo è uscita dalla camera e si aggira come una sonnambula nel corridoio. Adesso sono in due a urlare con tutto il loro fiato e lo sposino fa un salto indietro.»

«E’ una storia assolutamente incresciosa» preannunciò Niall Puddlemire scuotendo la testa malinconicamente.

«E allora, nel buio pesto, con le finestre che sbattono, i tuoni e i fulmini, cosa fa lo sposino?»

Ruby Swill si guardò intorno, come a sollecitare una risposta che tutti conoscevano.

«Salta all’indietro e ruzzola rovinosamente per le tre rampe delle scale che portano all’ingresso. Quando arriva di sotto è ridotto a un vegetale. Anson Rattleby dice che è inchiodato su una sedia a rotelle e ha perso completamente la ragione.

«Ma…» fece il professore confuso «e la… la voce che chiamava la mamma?»

«Oh, niente! Era uno stupido baby monitor che gli americani avevano dimenticato nella camera da letto quando l’avevano sgomberata per ospitare i turisti.»

«Oh, beh! Questa poi… Sì, ma allora l’orco, il mostro, l’essere inumano?»

Gli occhi di Niall Puddlemire, Ruby Swill e in generale di tutti gli astanti conversero lentamente su Barnaby Snodgrass.

Barnaby posò il boccale di birra e si guardò intorno con un’espressione di astio sul volto, poi, visto che nessuno distoglieva lo sguardo sbottò: «Cosa avete da guardare, eh? Mi ero dimenticato la sparachiodi nella dannata torretta, ecco!»

©Michele Ottone


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